LE AREE AGRICOLE IDENTITARIE

Storicamente il Fiume Arrone è stato il confine fra la civiltà etrusca e quella romana. Con l’affermarsi del Cristianesimo, nel punto in cui interseca la Via Aurelia, il Fiume ha delineato il confine fra le Diocesi di Porto, Caere e Selva Candida. Alla foce dell’Arrone sorgeva il porto che, congiuntamente agli scali marittimi di Pyrgi e Casto Nova, rappresentava il sistema portuale di Caere. Le alture e l’alveo del Fiume sono ricchi di insediamenti archeologici appartenenti a diverse epoche, un esempio è il deposito fluviale del Pleistocene, noto come sito della Poledrara, che vede la presenza di resti fossili attribuiti all’Elefante antico ed al Bue primigenio. Secondo alcune ipotesi, basate su rilevamenti archeologici specifici, la valle dell’Arrone rivestiva una grande importanza strategica in quanto via di connessione fra l’alto Lazio e le saline di Maccarese. Data l’importanza del territorio sia la Regione Lazio che il Ministero dei Beni Ambientali e Culturali (MiBAC) hanno inteso, nel Piano Territoriale Paesaggistico Regionale (PTPR), tutelare il paesaggio agrario inserendo la valle del Fiume Arrone, quella del Rio Palidoro e del Fosso delle Cadute nonché la Piana di Furbara nelle cosiddette Aree Agricole Identitarie. Nel documento regionale la Valle del Fiume Arrone e del Fosso di Santa Maria di Galeria viene così descritta: L’area, situata tra il complesso vulcanico dei Monti Sabatini e la maremma del Litorale Romano, si estende tra il Lago di Bracciano e la fascia costiera presso Fiumicino, località Torre in Pietra . La ricchezza d’acqua è stata, sin dalle origini e nella sua evoluzione, una delle grandi risorse di Roma e del suo territorio. Dai Monti Sabatini, ai piedi del pianoro di Boccea scorre il fiume Arrone il cui nome deriva dalla radice etrusca “aruns”. Nasce dal lago di Bracciano e sfocia, dopo un percorso di circa 37 km nel mare presso Maccarese. In base alle sue caratteristiche geologiche il bacino idrografico dell’Arrone può essere suddiviso in tre parti. La parte alta, posta immediatamente a sud del Lago di Bracciano, presenta una morfologia collinare tipica dei rilievi vulcanici della nostra regione. Nella parte centrale del bacino i corsi d’acqua sono riusciti a scavare delle incisioni vallive piuttosto profonde e a raggiungere i terreni sedimentari sottostanti i depositi vulcanici dando luogo ad un sistema di colline di forma allungata. L’area comprende quella parte della Valle che rappresenta la fascia di transizione alla pianura costiera. II comprensorio nel suo insieme costituisce un complesso territoriale di grande diversità ambientale, ove le naturalistiche valli fluviali si alternano ad una vasta area di basse colline ondulate che risente anche degli influssi climatici della vicina zona costiera. La Valle dell’Arrone in virtù delle sue risorse è stata oggetto di numerosi insediamenti umani e civili legati in particolare all’uso rurale ed agricolo del suo territorio, ne è particolare testimonianza la città etrusca chiamata Galeria dai Romani che la colonizzarono per farne un borgo agricolo. Sul finire del 1700 il borgo fu abbandonato, probabilmente a causa della malaria, e gli abitanti si trasferirono a circa 4 km, ove fondarono l’attuale S. Maria di Galeria Nuova.  Il paesaggio della Valle dell’Arrone è un po’ quello della campagna romana del secolo scorso, con pascoli, prati, boschi e siepi che si alternano alle zone coltivate. Il paesaggio, dopo la parte collinare, in prossimità della zona di confluenza del bacino si allarga decisamente presentandosi pianeggiante e ricco di depositi alluvionali. A Sud della Via Aurelia il corso d’acqua percorre il suo tratto finale prima di raggiungere il mare. La Valle dell’Arrone ha rappresentato per migliaia di anni un elemento catalizzatore della frequentazione e dell’insediamento stanziale dell’uomo sin dall’epoca preistorica, come testimoniato dai ritrovamenti nella parte iniziale dell’emissario e nel basso corso dell’Arrone. Componente fondamentale del comprensorio è il complesso territoriale di Castel di Guido con le sue aree limitrofe, un complesso geologicamente uniforme di notevole interesse sia archeologico che ambientale e paesistico. In particolare l’attuale borgo ha assunto grande importanza storica e archeologica quale testimonianza di una continuità di insediamento perdurato dall’età romana ai nostri giorni. Altro ambito di rilievo storico paesaggistico è la Tenuta della Leprignana con i suoi centri rurali testimonianza della bonifica romana di Torre in Pietra (1926-45) ad opera del Senatore Albertini. La bonifica e la realizzazione dei centri rurali (o Unità) produttivi dell’azienda, all’interno della Tenuta, dà forma a  un progetto unitario degli insediamenti che si diversificano per le attività specialistiche svolte. Il paesaggio agricolo ereditato dall’opera della bonifica risulta ancora poco compromesso ed è la testimonianza di un qualificato progetto di organizzazione territoriale agricola inteso nella sua complessità e interezza rispetto al quale diventa fondamentale  la fondazione e il decentramento di una nuova edilizia abitativa e rurale”.

Poco più a Nord si proiettano verso la pianura la Valle del Rio Palidoro e quella del Fosso delle Cadute, odierno confine fra i Comuni di Fiumicino e Cerveteri; sebbene in minima parte, i territori di queste vallate interessano anche i Comune di Bracciano, Anguillara Sabazia e Roma. L’area situata tra il complesso vulcanico dei Monti Sabatini e la maremma del Litorale Romano viene così descritta: “La valle del Rio Palidoro presenta analogie con la contigua Valle dell’Arrone sia per il suo andamento ortogonale rispetto alla costa marittima sia per essere parte di quel reticolo di corsi d’acqua che è una risorsa importante di Roma e del suo territorio.  Il Rio Palidoro nasce dai Monti Sabatini, e sfocia nel mare Tirreno presso Passo Oscuro. L’ambiente eco-sistemico riguardante le aree pre-collinari situate tra il lago di Bracciano ed il mar Tirreno, costituisce un insieme paesaggistico  e naturale di grande importanza, poiché con la sequenza orografica da zone pre-costiere ad aree di colline vulcaniche, inframmezzate anche da zone umide, è l’unico ed ultimo esempio di conservazione del tipico paesaggio di maremma meridionale laziale. Si passa dalla campagna bonificata ed infrastrutturata in modo ordinato, alle forre, ai campi di semina che caratterizzano l’orizzonte del sistema di piccola altura, custodendo anche luoghi di storia antica, castelli, casali e  presenze archeologiche. Le aree pianeggianti si alternano alle colline, come preludio alla vista dei Monti Sabatini in modo continuo e fluido, raccordando l’ambiente vario e frammentato delle alture di modeste dimensioni che verso nord-est si affacciano sul lago di Bracciano e con la vastità della pianura costiera sporgente sul Mar Tirreno.” L’area compresa nel Comune di Cerveteri è attraversata da molteplici corsi d’acqua che, sia pure di piccole dimensioni e portata, svolgono una funzione primaria ed essenziale per l’agricoltura e la fauna locali. L’Area Agricola Identitaria che si estende dal Comune di Cerveteri alle contigue aree sottoposte alle Amministrazioni di Santa Marinella e Tolfa, ha una superficie di 4497 ettari. Quest’ “[…] area, situata nella zona del litorale romano, si estende fra la fascia costiera e il territorio pedemontano del complesso della Tolfa da Santa Marinella a Cerveteri.  Il comprensorio geografico si inserisce tra la costa Tirrenica e il cosiddetto Antiappennino laziale dei complessi vulcanici. L’area, in particolare, è compresa nella piana costiera alluvionale, a nord della maremma ‘romana’, e le piccole colline che fanno da preludio alla Tolfa e ai monti Sabatini. L’eterogenea composizione geologica, e la conseguente complessità vegetazionale, rende questa area particolarmente interessante sia dal punto di vista naturalistico che paesaggistico molto differente rispetto alle più omogenee aree limitrofe; i rilievi inoltre costituiscono un’isola con caratteri submontani, che va ad interrompere la continuità della fascia litoranea con le colline digradanti verso la costa caratterizzate da sommità arrotondate e da versanti dolci e da declivi disposti in senso est-ovest. Il reticolo idrografico, con carattere torrenziale, ha andamento ortogonale rispetto alla costa. Le caratteristiche naturali e storiche dell’area (a basso impatto antropico recente e a bassissima densità di popolazione) inducono lo sviluppo di vegetazioni e soprattutto permettono la sopravvivenza di numerose specie animali rare e/o minacciate (riserva della Banditaccia). L’area riveste un’enorme importanza naturalistica e ciò è dovuto sia alla particolare posizione geografica, al centro della penisola dove il clima continentale si incontra con quello mediterraneo umido (con una zona a clima temperato), continuamente mutevole e con importanti variazioni microclimatiche. Le zone agricole, coltivate a cereali, seminativi irrigui, asciutti e arborati si estendono lungo la fascia costiera. La presenza antropica attualmente è limitata alle attività agricole (soprattutto nei comuni di S.Marinella), e alle tradizionali attività silvo-pastorali e di ceduazione del bosco. Infatti, contrariamente a quanto avvenuto per la fascia costiera che ha subito numerose modifiche nelle sue caratteristiche originali a causa della costruzione di porti, di frangiflutti oltre che di numerosi villaggi per vacanze, l’area conserva ancora i caratteri naturali e rurali del paesaggio della maremma. Pertanto si rende necessaria la sua salvaguardia dall’avanzare delle incontrollate trasformazioni edilizie dei territori contermini”.